in social media

La formula del post perfetto. Il caso del sexy tweet di Netflix

I know how you feel

Ore e ore di riunioni, strategie, produzione/ottimizzazione contenuti brandizzati di altissima qualità e programmazione calendario editoriale e poi…

No one cares. 

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La portata organica ai minimi storici – thanks, Facebook! 🙁 – i brand che vogliono ridurre i budget in social media a pochi spiccioli. La competizione che aumenta in una feed in cui i tuoi contenuti si scontrano ormai con pagine fan page ad alto engagement; amici, influencers e micro-influencers che sembrano dedicare la loro vita a produrre FOMO per tutti; eventi pazzeschi e sconti formidabili.

Proprio mentre stai per gettare la spugna e pensare ad un piano B (tipo lasciare marketing e advertising per sempre e aprire un chiringuito sulla spiaggia), ti imbatti in questo post del Genio. Che infatti abbiamo scritto proprio per te. 

In pochissimi passi, decodifichiamo qui sotto la case study del post organico migliore del 2019: il Sexy Tweet di Netflix

E ricaviamo il codice, la formula, del post perfetto, applicabile in qualunque strategia o gatta da pelare ti trovi fra le mani sui social dei tuoi clienti. 

Se eseguito alla perfezione, può portarti visibilità, engagement, copertura stampa gratuita e la fama di indiscusso Genio dei social fra colleghi e competitors. :O

Ok, ready? 

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(Se sei di fretta e vuoi ricevere questa guida e la mappa infografica del post perfetto via mail, clicca qui)

C’era una volta il Sexy Tweet di Netflix

Il 5 dicembre scorso l’account Netflix US ha lanciato un semplice post, senza promozione quindi a costo visibilità zero, su Twitter. 

Big deal, dirai tu. Io lo faccio tutti i giorni, diverse volte al giorno. Ma Twitter non era morto?, continui perplesso/a. 

Eh no, al contrario. I risultati del Sexy Tweet di Netflix sono stati sorprendenti: il post ha raggiunto in pochissime ore la vetta della visibilità e dell’engagement nel social network, ha creato un buzz organico che è andato ben oltre il canale, è stato pubblicato da TV e giornali in tutto il mondo in barba alle migliori strategie di PR e media buying. 

E il tutto a costo zero. 

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Non solo. Il tweet ha coinvolto un numero incredibile di brand, creando un fenomeno mai successo nella storia del marketing. 

Da Paramount a Groupon, da Instagram a Pringles, da Pepsi a KFC e perfino il competitor Hulu, solo per citarne alcuni, i digital e social media team di tutto il mondo si sono scatenati in una conversazione controversa e divertentissima dove finalmente i brand hanno socializzato e intrattenuto le proprie audiences

Wait, non dovrebbe essere quello il nostro lavoro sui social? 

Infatti si, se non ci fossimo persi da qualche parte fra ore di riunione, calendari editoriali inossidabili, litigate per budget ogni giorno più ristretti e competizione ferrata all’ultimo post noioso e impersonale. Insomma, ammettiamolo: abbiamo perso la parola “social” in “social media”. 

La formula del post perfetto secondo Netflix

Cosa c’è alla base della comunicazione geniale di Netflix

Non un fattore ma almeno cinque principali, vediamoli insieme uno ad uno. 

Scarica la mappa del post perfetto secondo Netflix qui

1. SOCIAL

La scoperta dell’acqua calda, voilà. Un post sui social per essere efficace deve essere… sociale

Si lo so che questo suona come semplice buon senso, ma fermati un attimo a pensare a quando è l’ultima volta che un cliente ti ha approvato un contenuto creato per suscitare una reazione sociale: un post fatto per essere condiviso, commentato, o per piacere all’audience. Un contenuto che generi una conversazione, pur venendo da un brand. 

Ad essere onesta, quello che vedo io il più delle volte nei perfetti calendari editoriali dei brand sono pubblicità. Raffinate o becere che siano, pubblicità. E brand che parlano come se ancora fossero in tv: autoreferenziali, convinti di essere i migliori della loro categoria, dicendo “compra me”. 

A nessuno gliene frega assolutamente nulla della nostra pubblicità. 

Vedi mai persone in giro parlare ed interagire scambiandosi spot?

Well, guess what. Il famigerato post di Netflix fa tutt’altro che pubblicità. 

Il tweet dice : Qual è una cosa che puoi dire durante il sesso ma anche quando gestisci l’account Twitter di un brand?

E invita perciò tutti a giocare, aka interagire, intorno ad un contenuto divertente; è una domanda, una provocazione, uno scherzo da passare al tuo amico. Che può dire qualcosa su di te e quindi scatena quel fenomeno da liceo in cui se dai la risposta più figa diventi automaticamente il più figo. 

Ed è così che tutti i brand più rilevanti del momento hanno cominciato ad interagire con Netflix, e le rispettive audiences con tutti, ricreando quello che in origine è infatti, un territorio sociale

2. Culturally Relevant

Ma è tutta farina del sacco di Netflix? 

No, al contrario, il genio del post di Netflix è il risultato di un attento ascolto e comprensione delle culture e dei trend online. C’è una cosa magica che pervade tutti i territori sociali e li differenzia fondamentalmente dalla buona vecchia e unilaterale TV: UGC ovvero i contenuti generati dagli utenti

Per essere visti e piaciuti da milioni di persone, nonostante il costante rumore delle reti piene di pubblicità e contenuti irrilevanti, occorre essere culturalmente rilevanti per queste stesse persone. 

Come si fa? Il trucco è osservare come queste persone parlano, interagiscono e creano significato (nelle forme di meme, fandom, blogging, video, trend, conversazioni, tribù…) 

Il team digital di Netflix ha rintracciato un meme che stava spopolando in diverse industrie e subculture – il sexy meme appunto, e l’ha riproposto in chiave Netflix. 

3. SEXY

Il genio cos’è? Sono gli utenti e le loro forme di espressione. 🙂

Anche se in questo caso il post è sexy nel senso letterale del termine :))), con il fattore sexy intendo più in generale che il contenuto sia appealing e divertente, un pò controverso o comunque fuori dagli schemi della comunicazione istituzionale

Questo genera il famoso buzz online, che altro non è che il chiacchiericcio ai bagni del liceo, per tornare alla mia metafora di sopra. 

Attenzione al rischio numero uno in questo caso (e questo è bene verificarlo in fase di ricerca culturale sull’audience, prima di lanciare il post): se vai oltre quelli che sono gli schemi mentali delle persone con cui il brand si interfaccia, il backlash è garantito. Quello che è concesso a Netflix non è certamente concesso ad Amnesty International, e la linea sottile fra un post simpatico e controverso e un post di cattivo gusto e offensivo è una linea da tracciare in fase di strategia, previa accurata ricerca sul target di riferimento. 

4. BRANDED

Ricapitolando, il contenuto deve 

  1. Coinvolgere le audiences, creare interazioni
  2. Parlando con il loro linguaggio, delle cose che a loro interessano
  3. Evitare il convenzionale e l’autoreferenziale

e al tempo stesso, rilancio qui, parlare con la voce del brand, impersonificarlo

Impossibile?

No, questo è quello che hanno fatto esattamente TUTTI i brand nel thread del Sexy Tweet di Netflix, ed è questo che l’ha reso particolarmente divertente e coinvolgente. 

In un territorio sociale (vale per Twitter ma anche per IG, FB, TikTok o qualsiasi piattaforma conversazionale) ci si aspetta dai brand che, appunto, parlino con noi. Non che ci urlino in faccia che sono meglio degli altri – e nemmeno che cerchino di sembrare qualcun altro. 

La domanda che noi addetti ai lavori sui social dovremmo sempre farci è: come umanizzare il brand al punto da farlo diventare parte della sua community?

E qui vengo al punto finale che è:  

5. Human!

Ho spesso la sensazione che fra le policy aziendali e le ore di riunione che ben conosciamo, in qualche modo si perda la dimensione umana del business

Capisco bene minimizzare il rischio e massimizzare l’efficienza della comunicazione e del marketing. 

Ma. 

Nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione (non sto parlando di Black Mirror, ma dei semplici chatbots che stanno già utilizzando la maggior parte delle aziende), io se fossi in te punterei tutto sulla nostra qualità maggiore e meno replicabile che è l’essere umani. 

Imperfetti, divertenti, creativi, alla mano, flessibili. 

Noi, che di lavoro studiamo le audiences e i consumatori in tutto il mondo, possiamo garantire che non c’è essere umano che preferisca comunicare con un infallibile robot rispetto ad un fallibile umano. 

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Anzi, più andiamo avanti, più l’efficienza aumenta e la nostra attenzione diminuisce, e più una conversazione umana avrà un peso positivo nel nostro processo di incontro, valutazione e acquisto di un brand

Il caso Netflix ha rappresentato un momento di umanizzazione dei brand unico nel suo genere (purtroppo) e conferma la grande ricerca e conoscenza da parte dell’azienda dell’audience di riferimento. In fondo stanno cambiando il mondo portando dati e insights nella nebulosa industria televisiva 😉

In qualche modo questa vicenda mi ha ricordato la pratica dei giovani YouTubers ed influencers (anche i TikTokkers per esempio) che collaborano per aumentare la propria visibilità utilizzando al meglio gli algoritmi e gli ecosistemi dei territori sociali

Mi chiedo perché i brand non lo facciano più spesso (la collaborazione e tutti gli altri fattori sopra elencati) e ti chiedo se il prossimo/a sarai tu

Batti un colpo nel caso. Mi piacerebbe sapere come è andata, o semplicemente qual è il tuo tweet preferito nel thread e cosa ne pensi in generale di tutto questo!

(Se vuoi ricevere  e salvare questa guida e la mappa infografica del post perfetto, clicca qui)

Trybes Agency

L’autrice, Alessia Clusini, si occupa di analisi dati ed è la co-fondatrice di Trybes Agency, azienda londinese dedicata allo studio delle audiences e agli insights sui consumatori.  

Dal 2009 naviga le reti sociali per aiutare i brand e i loro partner a creare strategie marketing e social media di successo

Dal 2012, lei e la sua tribù di ricercatori e AI insegnano in team aziendali, master e università, conferenze ed eventi la loro rivoluzionaria metodologia di ricerca

Per saperne di più sulla tecnologia e sull’approccio scientifico di Trybes, per organizzare un workshop o un progetto di ricerca/strategia, puoi contattare il team di Trybes qui